BIO

LUCIA BALZANO

Erme lunari è il titolo della mostra personale che Lucia Balzano allestiste nello spazio di un ex Caffè, che si affaccia  su una piccola  piazza nel cuore storico di Berchidda.

L’artista è già nota al pubblico, sue opere recenti sono in esposizione a Venezia a Palazzo Priuli-Bon ,in una mostra collettiva che la vede al centro di un discorso sulle donne, sulla loro creatività, sulle  sofferenze che patiscono nel  cammino verso l’emancipazione , più che mai  esposte  alla violenza di un mondo maschile che si rifiuta di riconoscere le loro specificità.

La madre di origine napoletana , bellissima e determinata e il padre, originario di Ponza, amante della musica – suonava il violino – hanno trasmesso a Lucia l’amore per l’arte e  la sensibilità verso coloro che soffrono i soprusi dell’uomo senza “pietas”.

In un ambiente   familiare così ricco di fermenti creativi, l’artista ha dato corpo ai suoi “fantasmi plastici” in opere giovanili realizzate in terracotta che esaltavano, allora come ora, il ruolo della donna nella società.

Le creature che nascono dalle sue mani  sono sempre quelle, ma realizzate ora con un linguaggio  più ricco di simbologie e di esperienza  acquisita nell’esercizio della modellazione.

Il suo mondo femminile , di una drammaticità altamente espressiva, è popolato da donne che cambiano pelle, o si presentano  con il volto celato dal burka , o deturpato dall’acido, oppure con la bocca chiusa da cerniere, perché non possano urlare il loro dolore, ingabbiate e recluse da una  società che le rifiuta perché  possono diventare simboli di emancipazione e di libertà, di una libertà che può essere eversiva.

Queste creature che portano impressi, nei volti o nel corpo, i segni della violenza subita prendono vita dalle mani operose di Lucia Balzano.

L’artista  mette volutamente in evidenza il volto e lo sguardo colto  in una fissità  senza tempo, in forme  che sembrano emergere da un lontano passato . Tutte uguali nei tratti  somatici attestano un presente fatto di dolore e di barbarie.

Disposte in circolo con il viso rivolto verso l’esterno, collocate su piedistalli, queste enigmatiche erme, sembrano personaggi  di arcaiche tragedie,  che manifestano  nei volti le tracce di una violenza corrosiva, di un  drammatico destino da cui l’artista vorrebbe  proteggerle. Le accarezza con dolcezza, diventate per lei materia vivente di una società che le oltraggia.

Nell’antica Grecia le Erme erano colonne che sostenevano sulla sommità le teste di Ermes, la divinità il cui compito era di guidare le anime, come psicopompo, verso l’aldilà. Hermes era anche il dio che, oltre  a favorire gli scambi  commerciali , si adoperava  a comporre le  parti del nostro essere nella ricerca del profondo, di ciò che in superficie non si manifesta.

Nelle sculture della Balzano, la donna si attesta come coscienza  che deve essere unita all’uomo che è l’inconscio: è l’Eros legato al Logos.

L’uomo contemporaneo pare aver dimenticato questo equilibrio fondamentale tra le due parti. La coscienza patriarcale dello spirito maschile, quando non  è più equilibrata dal mondo matriarcale della psiche, naviga   nella confusione. E’  necessaria quindi  l’armonia  e la tenera attenzione per il mondo femminile  che, se isolato, è unilaterale, così come quello maschile. Quando ciò non avviene esplode il caos, che si abbatte sui corpi più fragili della società, le donne e i bambini. Bisogna perciò ricomporre l’unità per dar vita a una società sana.

La donna  , generatrice e nutrice, nell’antichità era anche collegata  al ciclo vitale delle fasi lunari e la  luna esprimeva l’essenza   della femminilità .

E alla luna, in questa  mostra così ricca   di citazioni,  Lucia Balzano dedica una stanza sacrale e per celarne il  volto misterioso dagli sguardi diretti, pone davanti  alla faccia lunare veli  leggeri fluttuanti al vento, il vento  del destino che l’artista si augura migliore per l’universo femminile e per una società armonica, non più dominata dal caos.

Non meno importante , nell’intrecciarsi di oniriche e significanti  simbologie, è il ruolo della    musica di sottofondo ,  fil rouge unificante le parti di tutta l’operazione creativa.

Il gesto liberatorio dal male  è affidato alle donne   di Berchidda   a cui Lucia Balzano si è rivolta perché frantumino, come negli antichi rituali,  ciascuna  il proprio piatto sulla soglia dell’ex – caffè, diventato spazio espositivo, contenitore singolare  di forme plastiche che anelano a testimoniare la loro presenza, unite in cerchio o spezzate in più parti, in terracotta o in frammenti  di specchio, su cui ciascuno può riflettersi e riflettere.

Maria Elvira Ciusa